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DICHIARAZIONI FINALI- SOCIETA' TORNATA IN BONIS

  • Antonia Rotella

    CROTONE
    03/03/2015 10:36

    DICHIARAZIONI FINALI- SOCIETA' TORNATA IN BONIS

    Sono stata nominata curatore di un fallimento di una società cooperativa dichiarato il 22.04.2014, chiuso, per mancanza di passivo, con decreto del 30.07.2014. In pendenza della procedura, è stato autorizzato l'esercizio provvisorio per il periodo dal 30.04.2014 al 14.07.2014.
    Successivamente alla chiusura del fallimento, l'azienda, nella sua interezza, è stata riconsegnata all'imprenditore che è , quindi, ritornato in bonis e continua ad esercitare la sua attività.
    Dovrei, quindi, presentare le dichiarazioni finali IRES ,IRAP ed IVA con riferimento al periodo di gestione fallimentare: non avendo rinvenuto alcuna indicazione nella legge, mi chiedo se ciò sia possibile e, soprattutto, come questo possa correttamente conciliarsi con il ritorno in bonis dell'imprenditore, su cui grava l'onere degli adempimenti relativi alle medesime imposte, quanto meno in relazione ai rimanenti periodi del medesimo anno solare in cui è stato dichiarato il fallimento.
    Il quesito che Vi sottopongo nasce dal dubbio relativo alla possibilità di presentare più dichiarazioni in relazione ad uno stesso anno solare, con riferimento a periodi ante e post fallimento.
    Grazie.
    Cordiali saluti.
    • Stefano Andreani - Firenze
      Luca Corvi - Como

      12/03/2015 02:44

      RE: DICHIARAZIONI FINALI- SOCIETA' TORNATA IN BONIS

      Comprendiamo le perplessità espresse nel quesito, e siamo pressochè certi che in sede di elaborazione delle dichiarazioni il sistema emetterà più di un avviso di irrregolarità ... ma non vediamo altra soluzione che quella di seguire le norme di legge, in base alle quali, per l'anno 2014, verranno presentate tra dichiarazioni dei redditi, le prime due dal Curatore, la terza dalla cooperativa tornata in bonis.
      • Pietro Riillo

        Isola Di Capo Rizzuto (KR)
        13/03/2015 22:45

        RE: RE: DICHIARAZIONI FINALI- SOCIETA' TORNATA IN BONIS

        Grazie per la risposta.
        Mi chiedo,ora, come debba essere calcolato il reddito relativo al periodo di gestione fallimentare e cioè se esso debba essere determinato in base alle ordinarie norme sul reddito d'impresa oppure, ai sensi dell'art. 183, 2 co,t.u.i.r. ; in tale ultimo caso, poiché il reddito dovrebbe essere costituito dalla differenza tra il residuo attivo ed il patrimonio netto dell'impresa all'inizio del procedimento, determinato in base ai valori fiscalmente riconosciuti, mi chiedo se il residuo attivo debba essere identificato nella somma liquida residuata in esito ai costi sostenuti.
        Il dubbio mi è sorto perchè, in dottrina, ho rinvenuto l'opinione seguente : "nel caso di chiusura del fallimento per mancanza di passivo ( art.118, n 1 L.F.) , non essendovi alcun residuo attivo quale risultato di una liquidazione che non è stata svolta, non vi sarà la necessità di contrappore tale residuo al patrimonio iniziale all'apertura della procedura, stante l'assenza di una vera e propria attività liquidatoria ed il reddito del periodo fallimentare dovrà essere determinato in base alle ordinarie norme sul reddito d'impresa".
        Nel caso che mi occupa, non è stata, ovviamente, avviata l'attività liquidatoria e sono stata esonerata anche dalla presentazione del Programma di Liquidazione, ma, nel corso della procedura, sono stati incassati crediti relativi a forniture effettuate dalla società ante fallimento e sono state acquisite le disponibilità liquide rinvenute sui conti della fallita.
        Preciso che,dopo aver pagato tutte le spese in prededuzione e sostenuto i costi dell' esercizio provvisorio, è residuata sul conto della procedura una certa liquidità, in parte già consegnata all'impresa in bonis, in parte trattenuta per l'eventuale pagamento delle imposte: all'esito di ciò, l'ulteriore residuo dovrà essere consegnato all'imprenditore, giuste prescrizioni del Tribunale.
        Antonia Rotella
        • Stefano Andreani - Firenze
          Luca Corvi - Como

          11/04/2015 20:47

          RE: RE: RE: DICHIARAZIONI FINALI- SOCIETA' TORNATA IN BONIS

          Non condividiamo la dottrina che Lei cita, perchè riteniamo che il reddito non possa che essere determinato secondo le disposizioni dell'art. 183, II comma, T.U.I.R.; ciò anche perchè, in linea di principio, attività liquidatoria ben potrebbe essere stata effettuata prima della chiusura del fallimento, mentre non riteniamo che il periodo di fallimento possa essere considerato ordinaria attività d'impresa (ben diverso, ovviamente, è il caso di revoca del fallimento, che ha una particolare efficacia ex tunc, problema più delicato la cui trattazione è stata fatta in altri interventi su questo Forum).

          Per coerenza coi principi generali di determinazione del reddito del periodo fallimentare, il residuo attivo da raffrontare col patrimonio netto iniziale non sarà pari alla liquidità consegnata all'imprenditore, bensì al totale delle attività nette che ritornano nella sua disponibilità.

          Attività nette che consisteranno nel patrimonio netto iniziale, nel quale a crediti si sono sostituite risorse liquide e a disponibilità su altri c/c si è sostituita la disponibilità sul c/c della procedura, meno le risorse sono state utilizzate per il pagamento dei costi della procedura, più i ricavi e meno i costi dell'esercizio provvisorio.

          Tutto ciò a fini IRES, mentre la dichiarazione a fini IRAP seguirà le regole ordinarie.