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RINUNCIA A LIQUIDARE I BENI DEL FALLITO

  • Michele Codispoti

    STRONGOLI (KR)
    15/10/2013 16:25

    RINUNCIA A LIQUIDARE I BENI DEL FALLITO

    Salve,
    con la presente chiedo chiarimenti in merito ai presenti quesiti:
    Avendo già ottenuto l'autorizzazione da parte del GD per la rinuncia a non liquidare alcuni beni mobili del fallito, aquisiti precedentemente nella massa attiva dietro trascrizione al PRA, quali sono gli adempimenti da fare per rimettere i beni nella disponibilità del fallito ?

    Prima ed oltre la comunicazioni da fare ai creditori insinuatosi secondo la deroga all'art. 51 dell LF. c'è qualche altro adempimento da fare presso il PRA per rimettere i beni al fallito?

    Per caso andrebbe fatta la cancellazione della trascrione della sentenza del fallimenton per rimettere i beni al fallito, anche se la procedura non è ancora terminata?

    Anticipatamente ringrazio.

    • Zucchetti SG

      15/10/2013 20:03

      RE: RINUNCIA A LIQUIDARE I BENI DEL FALLITO

      La trascrizione dell'estratto della sentenza di fallimento presso il PRA è lo strumento attraverso cui ha acquisito all'attivo fallimentare gli automezzi allo scopo di procedere alla loro liquidazione per ripartirne il ricavato ai creditori, per cui, nel momento in cui viene autorizzato dal comitato dei creditori a non liquidare detti beni, che ritornano quindi nella disponibilità del fallito uscendo dall'attivo fallimentare, deve provvedere alla cancellazione della trascrizione effettuata, in modo che, in caso di vendita coattiva in danno del fallito, chi acquista gli automezzi li acquista liberi.
      Per la cancellazione della trascrizione della sentenza dovrebbe essere sufficiente il provvedimento di di autorizzazione del comitato ex art. 104ter comma settimo, ma è probabile che il Pra non si accontenti di questo atto, nel qual caso potrebbe provvedere il giudice delegato, applicando in via analogica l'art. 108.
      Zucchetti Sg Srl
      • Antonio Fusella

        Spoltore (PE)
        11/03/2014 20:20

        RE: RE: RINUNCIA A LIQUIDARE I BENI DEL FALLITO

        nel caso fosse stato abbandonato ai sensi del 104 ter comma sette lf un immobile che era stato già inventariato e sul quale era stata trascritta sentenza di fallimento presso la conservatoria, una volta avvisati i creditori dell'abbandono affinché essi possano aggredire il bene rientrato nel possesso del fallito, esistono dei termini (anche per prassi) entro i quali cancellare la trascrizione? oppure si può pensare anche di non cancellarla per evitare i costi?.
        Inoltre volevo chiedere, immaginando che si tratta del fallimento di una persona fisica e che l'immobile abbandonato quindi torni nel suo possesso, le tasse sullo stesso (ad esempio l'imu, nonché le spese varie di gestione dello stesso) a chi spetta pagarle?. Sono comunque aspetti che rientrano nella sfera patrimoniale del fallito ma sarebbe illogico che la procedura abbandoni il bene per poi continuare a dover sopportare, anche mediante istanze di insinuazioni con richiesta di prededuzione, i costi di gestione relativi allo stesso.
        • Zucchetti SG

          12/03/2014 19:47

          RE: RE: RE: RINUNCIA A LIQUIDARE I BENI DEL FALLITO

          La derelictio ai sensi dell'art. 104ter, co.7, di un bene immobile inventariato consiste sostanzialmente in un atto contrario all'acquisizione, per cui come con la trascrizione della sentenza di fallimento la curatela ha acquisito la disponibilità del bene all'attivo, nel momento in cui ritiene di non liquidarlo e restituirne la disponibilità al fallito, deve eliminare la trascrizione della sentenza, richiedendo al giudice l'emissione di un provvedimento di cancellazione di detta trascrizione, in applicazione analogica del secondo comma dell'art. 108.. Non vi è quindi un termine fissato dalla legge per la cancellazione, ma è evidente che tale atto, prima si fa e meglio è per le ricadute che ne derivano; fin quando, infatti, non si cancella la trascrizione il bene fa parte dell'attivo, con la conseguenza che i creditori non possono escuterlo per il divieto di cui all'art. 51 e la curatela è tenuta al pagamento delle spese relative cui lei accenna; una volta effettuata la cancellazione della trascrizione della sentenza di fallimento, il bene, da quel momento, non fa più parte dell'attivo fallimentare e, quindi, i creditori possono aggredirlo per la espressa disposizione di cui all'art. 104ter (che è una ovvia conseguenza del fatto che quel bene non facendo più parte del patrimonio fallimentare, non è soggetto al divieto di cui all'art. 51) e la massa non risponde più delle spese relative.
          Zucchetti SG Srl
          • LUCIANO ROSSINI

            COMO
            25/01/2016 17:20

            RE: RE: RE: RE: RINUNCIA A LIQUIDARE I BENI DEL FALLITO

            Buonasera.
            Relativamente al successivo abbandono, ex art. 107ter co. 7, di un immobile acquisito al fallimento con trascrizione della sentenza, non concordo sull'assunto che il versamento di Ici/Imu per il periodo di possesso siano a carico del fallimento. In primo luogo perché l'abbandono del bene immobile non porta alcun introito al quale attingere il pagamento dell'imposta; in secondo luogo perché l'art. 10 co. 6 del D.Lgs.504/1992 dispone: "il curatore è tenuto al versamento dell'imposta entro il termine di tre mesi dalla data del decreto di trasferimento". Orbene, l'abbandono del bene non implica alcun decreto di trasferimento e conseguentemente vengono meno i presupposti impositivi.
            Esaminando l'ordinanza Corte di Cassazione n. 3845 del 15/2/2013 si potrebbe dedurre che "tenuti al versamento dell'imposta siano i soggetti (massa dei creditori??) a cui vengono restituiti i beni.
            Ringrazio per vs. osservazioni
            • Stefano Andreani - Firenze
              Luca Corvi - Como

              27/01/2016 16:49

              RE: RE: RE: RE: RE: RINUNCIA A LIQUIDARE I BENI DEL FALLITO

              Pur se con motivazioni leggermente diverse, concordiamo con la conclusione che nel caso di abbandono ICI e IMU non gravino sulla procedura.

              Detti tributi non sono infatti "spese relative all'immobile" le quali, se maturate in corso di procedura, sono a carico della stessa in prededuzione, bensì un tributo con sue specifiche regole di determinazione e riscossione.

              Ora, l'ordinanza 3845/2013 citata nel precedente intervento è chiara nell'affermare che "ove il fallimento o la liquidazione coatta vengano chiusi senza farsi luogo alla vendita ... la predetta obbligazione tributaria, quale progressivamente maturata, è posta a carico" del fallito che ne riacquisisce la disponibilità.

              La fattispecie di cui si occupa detta ordinanza è la chiusura della procedura con ritorno in bonis dell'imprenditore, ma ci pare che il principio enunciato sia applicabile anche alla diversa ipotesi di abbandono del bene da parte del Curatore.
              • Enrico Zuccato

                Verona
                17/11/2016 14:11

                RE: RE: RE: RE: RE: RE: RINUNCIA A LIQUIDARE I BENI DEL FALLITO

                Sempre in tema di rinuncia alla liquidazione di un bene immobile, quando deve ritenersi perfezionata la rinuncia nei confronti del fallito?
                Il caso è il seguente: per una articolata serie di motivi un bene immobile è ritenuto invendibile e come tale foriero solo di spese a carico della massa. Ne viene quindi autorizzata la rinuncia alla liquidazione con conforme decreto del G.D..
                La trascrizione della sentenza dichiarativa di fallimento non è stata ancora cancellata.
                Trattandosi dell'unico asset all'attivo del fallimento il Curatore procede con le operazioni di chiusura del fallimento senza attivo.
                Viene depositato ed approvato il rendiconto.
                In istante prima del deposito dell'istanza di chiusura del fallimento sopravviene una insperata possibilità di vendita (proposta irrevocabile di acquisto cauzionata).
                Il Curatore può ritenere non perfezionatasi la fattispecie (a formazione progressiva?) della rinuncia alla liquidazione e procedere al bando di una competizione sull'offerta ricevuta? Il fallito potrebbe dolersene?
                Ovvero esiste la possibilità di una decreto "riappropriativo"?
                Mi rendo conto che siamo nell'ambito della sperimentazione.
                Attendo comunque vostri suggerimenti o suggestioni.
                Grazie e cordialità.
                • Zucchetti SG

                  17/11/2016 18:58

                  RE: RE: RE: RE: RE: RE: RE: RINUNCIA A LIQUIDARE I BENI DEL FALLITO

                  Il suo riferimento alla sperimentazione è quanto mai appropriato perché non abbiamo trovato alcun riferimento, né dottrinario né giurisprudenziale, rapportabile alla fattispecie da lei rappresentata. Il curatore , a norma dell'oyttavo comma dell'art. 104ter l.f.. può rinunciare alla liquidazione dei beni acquisiti all'attivo, previa autorizzazione del comitato dei creditori, senza necessità che intervenga il giudice delegato, se non per disporre la cancellazione della sentenza di fallimento. La rinuncia del curatore, a nostro avviso, può avere effetto nei confronti del fallito dal momento della comunicazione allo stesso (anche se non prevista dalla norma) e nei confronti dei creditori dalla comunicazione di cui parla la norma. prima di tali atti, riteniamo che il curatore possa revocare la sua rinuncia in quanto non ancora portata a conoscenza degli interessati che avrebbero potuto impugnarla ai sensi dell'art. 36 l.f..
                  Se le comunicazioni siano già avvenute, non vedremmo ostacoli ad una successiva acquisizione del bene derelitto, attraverso nuova inventariazione e supplemento del programma di liquidazione, spiegando ovviamente le ragioni per cui si è cambiato idea, sempre che il fallito non abbuia nel frattempo disposto del bene che era nella sua disponibilità o i creditori non abbiano iniziato azioni esecutive sullo stesso, anzi, è necessario che le abbiano concluse, altrimenti riscatterebbe il divieto dell'art. 51 (accenni in tal senso D'Attorre).
                  In ogni caso, sarebbe opportuno contattare il fallito per farsi dare il suo consenso alla riacquisizione del bene, facendogli capire come sia anche nel suo interesse liquidare il bene e pagare in parte i creditori in modo da poter ottenere la esdebitazione.
                  Zucchetti SG srl
                • Orietta Baroni

                  MONTE SAN SAVINO (AR)
                  08/07/2020 12:19

                  RE: RE: RE: RE: RE: RE: RE: RE: RINUNCIA A LIQUIDARE I BENI DEL FALLITO

                  Buongiorno,
                  avrei bisogno di un chiarimento su un tema simile a a quello affrontato con il quesito precedente.
                  In un fallimento sono stata autorizzata (dal GD in funzione del CdC) a rinunciare alla liquidazione di una partecipazione X in quanto ritenuta manifestamente non conveniente ex art. 104-ter l.f.; sulla quota non ho annotato la sentenza di fallimento ai sensi dell'art. 88, c. 2 l.f. in quanto la rinuncia è avvenuta a seguito della sua inventariazione.
                  In data 14.01.2020 ho informato i Creditori circa l'abbandono dei beni e li ho avvisato che sugli stessi era possibile intraprendere azioni esecutive individuali ai sensi dell'art. 51 l.f.
                  Recentemente (giugno 2020) ho ricevuto notizia che altri soci della Società X hanno ricevuto offerta di acquisto per le loro quote e mi hanno chiesto di esercitare il diritto di prelazione.
                  Il Comitato dei Creditori che nel frattempo si è costituito, ha richiesto al Curatore di esercitare il diritto di prelazione, nonostante sia stato ragguagliato circa l'abbandono della partecipazione.
                  A mio avviso, con il provvedimento di autorizzazione, la comunicazione ai creditori ed il decorso del termine per il reclamo ex art. 36 l.f., la rinuncia alla liquidazione del bene e l'esercizio dei diritti ad essa connessa è divenuta definitiva e, dunque, non è possibile esercitare il diritto di prelazione.
                  A questo punto depositerei istanza al GD in questo senso, purtroppo, però, non riesco a trovare alcun conforto giurisprudenziale.
                  Concordate sull'interpretazione e sul procedimento che dovrei seguire? Conoscete qualche approfondimento sull'argomento?
                  Vi ringrazio molto.
                • Zucchetti SG

                  08/07/2020 19:00

                  RE: RE: RE: RE: RE: RE: RE: RE: RE: RINUNCIA A LIQUIDARE I BENI DEL FALLITO

                  In linea generale, la rinuncia del curatore di cui al comma ottavo dell'art. 104ter l. fall. può avere effetto nei confronti del fallito dal momento della comunicazione allo stesso (anche se non prevista dalla norma) e nei confronti dei creditori dalla comunicazione di cui parla la norma. Quando l'acquisizione e, di conseguenza, la dismissione, del bene richiede una pubblicità, come la quota di partecipazione in una srl che, a norma dell'art. 2471 c.c. può formare oggetto di espropriazione e il pignoramento si esegue "mediante notificazione al debitore e alla società e successiva iscrizione nel registro delle imprese", si pone il problema degli effetti di tale iscrizione o mancata iscrizione, rispetto all'atto di acquisizione o di abbandono.
                  Premesso che non abbiamo trovato giurisprudenza specifica sugli effetti della mancata trascrizione con riferimento al fallimento del socio di una srl, a nostro avviso, l'iscrizione nel registro delle imprese non è elemento costituivo del pignoramento, nonostante la lettera della norma, in considerazione della finalità della iscrizione al registro imprese. Questa, infatti, ha lo scopo, come ogni trascrizione (cui è equiparabile l'iscrizione in questione, Trib. Milano 22/01/2020), di risolvere, il conflitto tra il creditore pignorante e l'acquirente della partecipazione stessa in applicazione dell'art. 2914, n. 1, c.c., con la conseguenza che non hanno effetto in pregiudizio del primo le alienazioni che siano state iscritte nel registro delle imprese successivamente all'iscrizione del pignoramento (Cass. 18/08/2017, n.20170). Orbene un tale conflitto, in caso di fallimento del socio non è ipotizzabile in quanto la vendita da parte del fallito della quota sarebbe comunque inefficace ai sensi della legge fallimentare (art. 44) e comunque non riguarda l'aspetto dei diritti collegati alla quota, quale il voto, il cui esercizio discende dalla legale disponibilità della quota, che fin dal fallimento compete al curatore.
                  Pertanto, seppur permangono non pochi dubbi, riterremmo che la dismissione della quota è già avvenuta con l'iter da lei descritto e la comunicazione ai creditori, per cui il diritto di prelazione compete al fallito, al quale è ritornata la disponibilità della quota dismessa.
                  Zucchetti SG srl
      • Francesca Boschi

        Arezzo
        19/06/2017 16:06

        RE: RE: RINUNCIA A LIQUIDARE I BENI DEL FALLITO

        Mi inserisco nella discussione al fine di capire se nel caso in cui non sia stata ancora effettuata la trascrizione della sentenza di fallimento, ma la vendita di determinati beni immobili (piccoli tratti di strade private ad uso pubblico in comproprietà con terzi soggetti) appaia manifestamente antieconomica, la procedura da seguire sia comunque quella di cui all'art. 104ter l.f. e se debbano essere fatte comunicazioni ai comproprietari.
        Si ringrazia per l'attenzione.
        • Zucchetti SG

          20/06/2017 18:56

          RE: RE: RE: RINUNCIA A LIQUIDARE I BENI DEL FALLITO

          Se non ha ancora effettuato la trascrizione della sentenza, i beni in questione non sono stati acquisiti all'attivo fallimentare e lei, ove la conservazione e la vendita di tali beni sia antieconomica, può non acquisirli all'attivo, seguendo la procedura di cui all'art. 104ter, co. 8, l.fall., senza alcun obbligo di comunicazione ai comproprietari, visto che il bene non entra proprio a far parte del fallimento. Ad ogni modo, poiché i comproprietari, a conoscenza del fallimento, penseranno che anche questi beni di cui parla siano stati acquisiti all'attivo, sarebbe opportuno, anche se non dovuto, avvertili della non acquisizione in modo che sappiano che per qualsiasi cosa inerente detti beni debbono rivolgersi al fallito e non a lei.
          Zucchetti Sg srl
    • Silvia Pecora Polese

      Salerno
      30/07/2020 17:15

      RE: RINUNCIA A LIQUIDARE I BENI DEL FALLITO

      Gent.mi

      Ho rinunciato con autorizzazione del GD alla liquidazione dei beni con comunicazione ai creditori
      Non ho chiari degli aspetti
      deve seguire alla rinuncia della liquidazione la chiusura della procedura ?
      con la rinuncia alla liquidazione i beni ritornano nella disponibilità della società fallita, nel mio caso srl che potrebbe disporne anche privatamente la vendita?
      Ma se la procedura non viene chiusa la società non è libera di agire perché non ancora in bonis .
      Con la comunicazione in corservatoria l'immobile risulta libero ma se nessun creditore intraprende azioni potrebbe essere anche questo venduto privatamente?
      Se la società non è ancora in bonis le azioni esecutive dei singoli creditori a chi devono essere rivolte alla Curatela? ed il ricavato deve confluire nell'attivo?
      per le spese dell'immobile dopo la rinuncia che ne deve rispondere?

      • Zucchetti SG

        Vicenza
        03/08/2020 10:05

        RE: RE: RINUNCIA A LIQUIDARE I BENI DEL FALLITO

        Con la dichiarazione di fallimento il fallito perde la disponibilità dei propri beni e questi possono essere appesi all'attivo fallimentare con le modalità previste per ciascuna categoria di beni. Se il curatore ritiene di non acquisire all'attivo alcuni beni perché la loro liquidazione e conservazione non è conveniente oppure, una volta acquisiti, ritiene per gli stessi motivi di rinunciare alla loro liquidazione, segue la procedura di cui all'art. 104ter l fall, attraverso la quale quei beni non entrano a far parte dell'attivo fallimentare oppure ne escono e la loro disponibilità ritorna al fallito. Di questi beni, quindi, il curatore non deve più' interessarsi in quanto non fanno parte o non fanno più parte del patrimonio fallimentare. Ritornati nella disponibilità del fallito, questi, benché ancora fallito, può liberamente disporne, come se fossero suoi beni personali, e i creditori che fin quando quei beni facevano parte dell'attivo fallimentare non potevano aggredirli per il divieto di cui all'art. 51, ora sono liberi di soddisfarsi su quei beni senza che la curatela abbia nulla a pretendere.
        Se la curatela voleva trarne una utilità da quei benipteva mantenerli all'attivo, avendo rinunciato a questa possibilità, è ormai estranea alla sorte degli stessi.
        Zucchetti Sg srl
        • Silvia Pecora Polese

          Salerno
          08/09/2020 11:47

          RE: RE: RE: RINUNCIA A LIQUIDARE I BENI DEL FALLITO

          Vi ringrazio per la risposta nessuna azione è stata intrapresa dai singoli creditori perché non interessati, ma non mi sono chiari gli aspetti procedurali che seguono
          se la società volesse vendere i beni al miglior offerente sul mercato, come fa ad emettere fattura?
          ed in caso di vendita di immobili come deve essere fatta la compravendita? al rogito deve comparire l'amministratore? dalla visura cciaa è presente ancora la procedura
          • Zucchetti SG

            08/09/2020 19:28

            RE: RE: RE: RE: RINUNCIA A LIQUIDARE I BENI DEL FALLITO

            Abbiamo più volte detto nel corso di questi anni che il legislatore, nel dettare la norma di cui all'attuale comma ottavo dell'art. 104ter l.fall., non ha valutato tutte le possibili implicazioni, a cominciare dall'addossare al fallito problemi di sanità pubblica (si pensi alla non acquisizione o restituzione di beni inquinati) per finire a problemi fiscali quali quelli cui lei allude, senza neanche tenere conto che, qualora il fallimento investa una società, con la chiusura del fallimento ai sensi di cui ai nn. 3 e 4 dell'art. 118, si arriva alla cancellazione della società dal registro delle imprese.
            Tuttavia, la norma di cui all'ottavo comma dell'art. 104ter esiste e, in mancanza di limitazioni, è applicabile ad ogni categoria di beni, compresi gli immobili. Il dato sicuro è, come già detto nella precedente risposta, che a seguito dell'applicazione di tale norma, il bene che ne è oggetto ritorna nel patrimonio personale del fallito (e va disposta la cancellazione della trascrizione della sentenza di fallimento, ove effettuata), tanto che, non facendo più parte dell'attivo fallimentare, sullo stesso i creditori possono agire in via esecutiva; cosa che non avrebbero potuto fare ove il bene fosse rimasto acquisito al fallimento per il divieto di cui all'art. 51.
            Il fatto che si tratti di bene personale del fallito non acquisito o dismesso dall'attivo fallimentare, comporta che il fallito possa disporre dello stesso come crede e, trattandosi di un suo bene personale, non è tenuto al rispetto delle regole fallimentari per la vendita, nel senso che l'eventuale vendita avviene con le modalità e forme del negozio privato di compravendita richieste per la natura dell'atto, per cui, senza attività competitiva gare o altro, ma, se si tratta di immobile attraverso atto pubblico o scrittura di vendita autenticata.
            A questo punto sorgono i problemi pratici cui lei fa riferimento. Se la fallita è una società, fina quando la stessa non è cancellata dal registro delle imprese, alla vendita partecipa il legale rappresentante della stessa; se la società è estinta, in applicazione del principio dettato dalla S. Corte, secondo cui i beni non liquidati da una società che cessa, si trasferiscono ai soci in comunione indivisa, la vendita dovrebbe essere effettuata da tutti i soci, o da un loro delegato.
            Quanto alla problematica fiscale, bisogna considerare che la vendita del bene dismesso non rientra più nell'esercizio dell'attività di impresa, ormai cessata, ma, come detto, è una vendita negoziale privata, per cui trova applicazione la relativa normativa. Comunque se ha bisogno di approofondire questo aspetto, lo dica e passeremo il quesito alla sezione fiscale.
            Zucchetti SG srl
            • Silvia Pecora Polese

              Salerno
              08/09/2020 22:29

              RE: RE: RE: RE: RE: RINUNCIA A LIQUIDARE I BENI DEL FALLITO

              Vi ringrazio per la risposta
              "va disposta la cancellazione della trascrizione della sentenza di fallimento" il fallimento è ancora aperto in questo caso come e a chi devo fare la comunicazione?
              sono stata contattata dal notaio che deve occuparsi del rogito immobile comunica che la normativa non è ben chiara e che sino a quando in CCIAA sarà presente la procedura il notaio non può effettuare l'atto.
              in questo caso si tratta di srl i beni non sarebbero personali
              Vi chiedo per cortesia spiegazioni in merito
              • Zucchetti SG

                10/09/2020 12:34

                RE: RE: RE: RE: RE: RE: RINUNCIA A LIQUIDARE I BENI DEL FALLITO

                Quando il bene immobile è stato acquisito all'attivo lei ha provveduto alla trascrizione della sentenza di fallimento presso la Conservatoria dei RRII, ora che restituisce il bene deve chiedere al giudice il decreto di cancellazione della trascrizione effettuata in applicazione analogica del secondo comma dell'art. 108 l. fall., proprio perché quel bene non fa più parte dell'attivo fallimentare.
                L'unica comunicazione che deve fare ai creditori è quella della dismissione dei beni, così come previsto dall'ottavo comma dell'art. 104ter, in modo che essi sappiano che il bene non fa più parte dell'attivo fallimentare per cui posso agire esecutivamente sullo stesso.
                Non tutti i notai conoscono a fondo il meccanismo della dismisisone di cui all'ottavo comma dell'art. 104ter l. fall. per cui, considerta eanche le sanzioni previste per atti nulli , mostrano resistenza a stipulare atti con parte un fallito; tuttavia se nell'atto si premette che la parte venditrice è dichiarata fallita, che il bene era stato acquisito all'attivo fallimentare ma dismesso ai sensi dell'art. 104 ter, co. 8 l.fall, allegando il provvedimento, a nostro avviso il notaio può stipulare senza problemi. Ci rendiamo conto, comunque delle remore.
                Quanto alla questione fiscale, rimettiamo la questione alla sezione fiscale.
                Zucchetti SG srl
                • Stefano Andreani - Firenze
                  Luca Corvi - Como

                  21/09/2020 18:34

                  RE: RE: RE: RE: RE: RE: RE: RINUNCIA A LIQUIDARE I BENI DEL FALLITO

                  Nonostante il bene non venga acquisito alla procedura è fuor di dubbio che:
                  - esso rimanga di proprietà della S.r.l. fallita
                  - la cessione venga effettuata dalla società stessa (anche se dal legale rappresentante e non dal Curatore).

                  Di conseguenza, se la posizione IVA della società è ancora aperta, tale cessione ci pare indubbiamente soggetta a IVA.

                  Si pone quindi il problema di come gestire, proceduralmente e finanziariamente, tale fatturazione (nel totale silenzio di normativa, prassi e dottrina sul punto).

                  Partendo dal principio che:
                  - l'operazione deve essere fatturata,
                  - l'IVA verrà riscossa dal legale rappresentante unitamente al prezzo,
                  - e non è possibile scindere la posizione IVA gestita dalla procedura da quella gestita dal legale rappresentante,
                  ci pare ragionevole il seguente iter:
                  - al momento dell'abbandono o della cessione (e se non l'ha fatto all'epoca potrà farlo successivamente, purché prima della cessione del bene) il Curatore, come avvisa i creditori che possono aggredire il bene, dovrebbe avvisare il legale rappresentante che in caso alienasse il bene dovrà rispettare gli obblighi di fatturazione (elettronica) e trasmettere al Curatore sia copia della fattura emessa, che l'importo dell'IVA riscossa
                  - se il legale rappresentante della società non è in grado di gestire la fatturazione, riteniamo possa occuparsene il Curatore, sempre a condizione di ricevere l'importo dell'IVA riscossa
                  - il Curatore registrerà la fattura in questione e ne terrà conto nella liquidazione periodica e nella dichiarazione annuale
                  - se dalla liquidazione ovvero dichiarazione emergerà un debito, verserà l'IVA dovuta, utilizzando quanto ricevuto dal legale rappresentante
                  - se non sarà dovuto alcun versamento, l'IVA riscossa costituirà una entrata straordinaria del fallimento (o più precisamente, la riscossione anticipata di parte del credito IVA della società).
                • Silvia Pecora Polese

                  Salerno
                  20/10/2020 18:49

                  RE: RE: RE: RE: RE: RE: RE: RINUNCIA A LIQUIDARE I BENI DEL FALLITO

                  Non ho ancora disposto la cancellazione presso la Conservatoria, ma ne ho dato comunicazione ai creditori.
                  Senza il mio atto i creditori ,con la sola comunicazione a loro ed autorizzazione del GD possono intraprendere le azioni? e il fallito può disporre dei beni?
                  è condizione vincolante la comunicazione della procedura alla conservatoria?
                  grazie
                  spp
                • Zucchetti SG

                  21/10/2020 18:26

                  RE: RE: RE: RE: RE: RE: RE: RE: RINUNCIA A LIQUIDARE I BENI DEL FALLITO

                  Si, perché fin quando non procede alla cancellazione della trascrizione della sentenza di fallimento, il bene, nei confronti dei terzi, figura ancora nella disponibilità del fallimento e in caso di vendita dello stesso- sia volontaria da parte del fallito, sia coattiva su iniziativa di un creditore- risulterebbe una trascrizione non più attuale il capo al fallimento che non è il soggetto che vende il bene, che impedirebbe la nuova trascrizione afavore dell'acquirente.
                  Zucchetti SG srl
                • Silvia Pecora Polese

                  Salerno
                  05/02/2021 19:47

                  RE: RE: RE: RE: RE: RE: RE: RINUNCIA A LIQUIDARE I BENI DEL FALLITO

                  Gent.mi
                  ritorno nuovamente sull'argomento, il fallimento non è ancora chiuso ma i beni abbandonati, è chiaro l'aspetto del ritorno della disponibilità di essi alla società fallita.
                  La società vuole vendere con compravendita i beni , sono stata contatta dal Notaio che mi chiede di presenziare e firmare l'atto, perché anche se i beni sono in disponibilità della società a parer suo, il potere di firma è del Cf
                  Vi chiedo cortesemente se potete illustrare gli aspetti normativi di questo profilo , perchè la maggior parte dei notai non conosce a fondo la normativa.
                  -se i beni sono abbandonati dalla pf , la società può disporne in atto pubblico? il lrpt della società in bonis può stipulare e siglare l'atto?
                  grazie
                  spp
                • Zucchetti SG

                  08/02/2021 18:57

                  RE: RE: RE: RE: RE: RE: RE: RE: RINUNCIA A LIQUIDARE I BENI DEL FALLITO

                  Il comma ottavo dell'art. 104ter l. fall. stabilisce che "Il curatore, previa autorizzazione del comitato dei creditori, può non acquisire all'attivo o rinunciare a liquidare uno o più beni, se l'attività di liquidazione appaia manifestamente non conveniente. In questo caso, il curatore ne dà comunicazione ai creditori i quali, in deroga a quanto previsto nell'art. 51, possono iniziare azioni esecutive o cautelari sui beni rimessi nella disponibilità del debitore". Come si vede, muovendo dal principio secondo cui è il curatore a valutare, caso per caso, l'effettiva convenienza per la massa di procedere alla liquidazione di alcuni beni, ha lasciato al curatore due opzioni, tra loro equivalenti negli effetti, e cioè:
                  a- non acquisire all'attivo il bene ritenuto manifestamente non conveniente, nel qual caso detto bene non entra proprio nell'attivo fallimentare, come se fosse un bene personale impignorabile, per cui sullo stesso il fallito conserva, oltre alla proprietà che non perde comunque, anche la disponibilità;
                  b- restituire al fallito la disponibilità del bene ritenuto manifestamente non conveniente che il curatore aveva acquisito a seguito dell'inventariazione. In tal caso la derelictio fa uscire dal patrimonio fallimentare il bene che vi era entrato, con effetto dal momento del provvedimento, per cui, a differenza del caso precedente in cui la disponibilità del bene non era mai stata acquisita dalla massa, in questo, per un certo periodo, il bene è stato nella disponibilità del curatore, che con la dismissione se ne è privato, e viene ripresa dal fallito proprietario, che riunisce la pienezza dei poteri della disponibilità e del godimento. Di conseguenza, il curatore può e deve chiedere al giudice delegato l'emissione del decreto di cancellazione della trascrizione della sentenza di fallimento, rendendo noto, anche nei confronti dei terzi, che il bene in questione non fa più oggetto dell'espropriazione collettiva.
                  La prova di tanto è data dal fatto che la norma stessa prevede che i creditori, che già partecipano al fallimento, al cui passivo potrebbero essere ammessi, "possono iniziare azioni esecutive o cautelari sui beni rimessi nella disponibilità del debitore", il che dimostra che il bene derelitto è uscito dal fallimento, altrimenti sullo stesso concorrerebbe l'esecuzione collettiva fallimentare e quella individuale. E se i creditori possono escutere il bene in quanto nella piena disponibilità del fallito, è chiaro che questi può disporre del bene come crede, vendendolo, dandolo in locazione, distruggendolo, ecc., dal momento che la sorte dello stesso non interessa più il fallimento. Pertanto, in caso di vendita del bene derelitto da parte del fallito, il curatore fallimentare non ha alcun titolo per parteciparvi.
                  Ed, infatti, in tali casi nella prassi si ritiene che l'IMU sia a carico del fallito. Invero, il comma 768 dell'art. 1 l. 160/2019 "Per gli immobili compresi nel fallimento o nella liquidazione coatta amministrativa, il curatore o il commissario liquidatore sono tenuti al versamento della tassa dovuta per il periodo di durata dell'intera procedura concorsuale entro il termine di tre mesi dalla data del decreto di trasferimento degli immobili", dal che si deduce che solo con il trasferimento del bene in favore dell'aggiudicatario (o con altre forme di vendita coattiva) il fallimento diviene soggetto passivo dell'obbligazione tributaria, che altrimenti rimane a carico del fallito.
                  Zucchetti SG srl
                • Silvia Pecora Polese

                  Salerno
                  08/02/2021 19:51

                  RE: RE: RE: RE: RE: RE: RE: RE: RE: RINUNCIA A LIQUIDARE I BENI DEL FALLITO

                  Vi ringrazio per la risposta, quindi il rogito può essere sottoscritto e presenziato dal lrtp della società anche in fallimento?
                  l'accordo di mediazione deve essere notificato anche al lrpt vero?

                  grazie
                  spp
                • Zucchetti SG

                  09/02/2021 18:58

                  RE: RE: RE: RE: RE: RE: RE: RE: RE: RE: RINUNCIA A LIQUIDARE I BENI DEL FALLITO

                  Si, tutto ciò che riguarda la disponibilità del bene non facente più parte dell'attivo fallimentare, una volta cancellata anche la trascrizione della sentenza di fallimento, interessa soltanto il fallito e non la massa fallimentare, per cui ogni atto relativo a quel bene va trattato e, ove necessaria una sottoscrizione, va sottoscritto dal fallito o, se questo è una società, dal suo legale rappresentante.
                  Zucchetti Sg srl
            • Silvia Pecora Polese

              Salerno
              07/10/2020 18:23

              RE: RE: RE: RE: RE: RINUNCIA A LIQUIDARE I BENI DEL FALLITO

              Dopo la rinuncia della liquidaz dei beni, Le azioni esecutive mosse dai creditori chirografari devono essere notificate all'amministratore unico della società anche se non ancora in bonis? oppure al curatore?
              devono essere precedute da decreto ingiuntivo oppure già il credito posto nello stato passivo è sufficiente per avviare le azioni esecutive ?
              grazie
              spp
              • Zucchetti SG

                07/10/2020 20:15

                RE: RE: RE: RE: RE: RE: RINUNCIA A LIQUIDARE I BENI DEL FALLITO

                Dopo la rinuncia della liquidaz dei beni, Le azioni esecutive mosse dai creditori chirografari devono essere notificate all'amministratore unico della società anche se non ancora in bonis? oppure al curatore?
                devono essere precedute da decreto ingiuntivo oppure già il credito posto nello stato passivo è sufficiente per avviare le azioni esecutive ?
                grazie
                spp

                A seguito della dismissione di un bene ai sensi del comma ottavo dell'art. 104ter l. fall., il bene in questione fuoriesce dall'attivo fallimentare per cui le vicende successive non interessano più la curatela. Il creditore che intende agire in via esecutiva su tale bene, deve promuovere una ordinaria azione esecutiva individuale in danno del debitore fallito e deve essere fornito di titolo esecutivo. L'ammissione al passivo del credito non conferisce la provvisoria esecutorietà né ne determina il giudicato in quanto l'esecutività dello stato passivo non ha effetto extrafallimentare, per cui il creditore deve munirsi di uno dei titoli di cui all'art. 474 cpc.
                Zucchetti SG srl
                • Silvia Pecora Polese

                  Salerno
                  08/10/2020 10:28

                  RE: RE: RE: RE: RE: RE: RE: RINUNCIA A LIQUIDARE I BENI DEL FALLITO

                  pertanto le notifiche arrivate alla procedura sono da ritenersi nulle?
                  i creditori insinuati con titoli devono provvedere a rinnovare i precetti ?
                  grazie
                  spp
                • Zucchetti SG

                  08/10/2020 19:37

                  RE: RE: RE: RE: RE: RE: RE: RE: RINUNCIA A LIQUIDARE I BENI DEL FALLITO

                  Esatto.
                  Zucchetti SG srl
      • Silvia Pecora Polese

        Salerno
        25/09/2020 12:49

        RE: RE: RINUNCIA A LIQUIDARE I BENI DEL FALLITO

        Vi pongo un ulteriore domanda sulla questione
        attivo fallimentare esiguo
        visto la rinuncia alla liquidazione dei beni da parte della procedura, con dovute comunicazioni, potrebbe un creditore insinuato nell'attivo con privilegio ed ipoteca immob, chiedere l'assegnazione del bene? è necessaria azione esecutiva?
        oppure in questo caso potrebbe accordarsi con l'amministratore e fare un atto notarile per acquisire il bene in virtù del proprio credito ma di atto si tratterebbe in questo caso ?
        se così fosse dovrei eliminare il credito dall'attivo il creditore ?
        grazie
        • Zucchetti SG

          25/09/2020 19:37

          RE: RE: RE: RINUNCIA A LIQUIDARE I BENI DEL FALLITO


          Con la dismissione dei beni acquisiti all'attivo, i beni oggetto della dismissione ritornano nella disponibilità del fallito, per cui nell'abito del concorso fallimentare i creditori, ipotecari o non, non possono più vantare pretese sui beni dismessi perché, appunto essi non fanno più parte dell'attivo fallimentare.
          L'art. 104ter, co. 8, l.fall. prevede che "il curatore ne dà comunicazione (della autorizzata dismissione) ai creditori i quali, in deroga a quanto previsto nell'art. 51, possono iniziare azioni esecutive o cautelari sui beni rimessi nella disponibilità del debitore". Tanto comporta che i creditori che vogliono vantare pretese su questi beni possono, nonostante il fallimento, agire anche in via esecutiva nei confronti del fallito e, nell'ambito dell'esecuzione, potranno chiedere l'assegnazione del bene, come previsto dal codice di procedura.
          Nel caso un creditore eserciti detta azione e venga soddisfatto in via esecutiva, egli dovrà rinunciare all'ammissione per la parte di credito che gli è stata pagata e s enon lo fa di sua spontanea volontà, il curatore deve promuovere una azione di revocazione del credito ammesso ex art. 98, co. 4, l. fall, per fatto sopravvenuto.
          Per la verità tutto ciò sembra abbastanza irreale se si considera che, a norma del citato comma ottavo dell'art. 104ter, il curatore può "rinunciare a liquidare uno o più beni, se l'attività di liquidazione appaia manifestamente non conveniente", sicchè salvo casi eccezionali, è da ritenere che anche fuori del fallimento la liquidazione non debba essere conveniente.
          Zucchetti SG srl
    • Silvia Pecora Polese

      Salerno
      25/09/2020 11:19

      RE: RINUNCIA A LIQUIDARE I BENI DEL FALLITO

      Se la posizione iva fosse già chiusa come deve essere gestita la vendita?
      Il ricavato della vendita come dove essere incassato e gestito visto che la società è in fallimento e non ha cc accessibili?
      In questo caso la vendita deve essere fatto davanti il notaio oppure si può chiedere trasferimento dal GD?

      grazie
      • Zucchetti SG

        28/09/2020 20:16

        RE: RE: RINUNCIA A LIQUIDARE I BENI DEL FALLITO

        La dismissione dei beni ex art. 104ter, co. 8, l. fall, come abbiamo detto ripetutamente in questo Forum, determina una serie di conseguenze di cui il legislatore non si è fatto carico. Di sicuro, la dismissione determina la ripresa della disponibilità dei bei dismessi da parte del fallito- sia esso imprenditore individuale che collettivo- che non ne aveva mai perso la proprietà, per cui questi può disporre dei propri beni- che non fanno più parte dell'attivo fallimentare- come meglio crede.
        Il legislatore non si è posto il problema della alienazione dei beni dismessi probabilmente perché, potendo il curatore "non acquisire all'attivo o rinunciare a liquidare uno o più beni, se l'attività di liquidazione appaia manifestamente non conveniente", ha ritenuto che l'oggetto di tale attività siano beni di scarso o nullo valore; anche perché, ove si riscontri un errore di valutazione evidenziato dall'interesse di qualcuno all'acquisto, il curatore potrebbe chiedere la revoca della dismissione e "riacquisire" i beni all'attivo fallimentare, che è operazione non prevista dalla norma, ma neanche vietata e, a nostro avviso possibile.
        Ove ciò non avvenga, realizzare la vendita da parte del soggetto fallito non è agevole perché si presentano i problemi cui lei accenna, cui è da aggiungere la difficoltà a trovare un notaio che proceda alla redazione di un atto di vendita o alla sola autentica di una scrittura privata di cui sia parte un fallito. Il ricorso al notaio è richiesto per gli atti che per legge lo prevedono nelle trattazioni tra privati, tale dovendosi intendere il fallito, che vende un bene "personale" e il notaio dovrebbe adeguarsi all'idea che con l'avvenuta dismissione (di cui si può dare atto nelle premesse), il fallito ha recuperato la disponibilità piena del bene e può quindi legittimamente trasferirlo a terzi.
        Eguale discorso dovrebbe esesre fatto con la banca, che ben può aprire un conto al fallito, il quale potrebbe anche svolgere una attività sia di lavoratore dipendente che autonomo, con possibilità di trattenere il ricavato nei limiti di cui all'art. 46 l.fall. da versare su un conto.
        Quanto all'IVA il discorso è più complesso; dovrebbe essere riaperta la posizione IVA, visto che l'Agenzia delle Entrate sostiene che la posizione IVA può essere chiusa solo dopo l'ultimazione di tutte le operazioni attive. Il problema è chi debba farlo. l'art. 74-bis, II comma, del D.P.R. 633/72 dispone che "Per le operazioni effettuate successivamente all'apertura del fallimento o all'inizio della liquidazione coatta amministrativa gli adempimenti previsti dal presente decreto, anche se e' stato disposto l'esercizio provvisorio, devono essere eseguiti dal curatore o dal commissario liquidatore". Si può ritenere che, poiché la norma non fa riferimento alle "operazioni da lui effettuate", anche la riapertura, come la fatturazione e il versamento dell'imposta competano al Curatore.
        Zucchetti SG srl