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Pagamento IMU e TASI in un concordato preventivo liquidatorio con cessione di immobili

  • Piero Fogu

    Olbia (OT)
    30/06/2020 12:45

    Pagamento IMU e TASI in un concordato preventivo liquidatorio con cessione di immobili

    Buongiorno
    Il tema è il pagamento dell'IMU e TASI in un concordato preventivo liquidatorio con cessione di immobili.
    A- Il pagamento può essere fatto applicando la disciplina prevista dall'art. 10 c.6 del DLgs 504/1992 per il fallimento e, quindi, effettuare il versamento entro 3 mesi dal trasferimento dell'immobile per il periodo compreso tra l'apertura della procedura (presentazione della domanda di concordato) e la di vendita dell'immobile? A favore di tale estensione ho trovato la sentenza 241/02/19 della CTP di Reggio Emilia.
    Oppure
    B - non si può estendere anche al concordato, neppure liquidatorio, la disciplina prevista per il fallimento e la LQA. E in questo caso, il pagamento sarebbe dovuto anno per anno a prescindere dalla effettiva cessione degli immobili?
    Il Comune ha quantificato il pagamento calcolando, per ciascun anno anche il ravvedimento operoso per il ritardato pagamento seguendo, quindi, la linea B).
    Personalmente propenderei per la linea A), vale a dire l'applicazione anche al concordato preventivo liquidatorio della disciplina prevista per il fallimento e quindi effettuare il pagamento in un'unica soluzione di tutte le annualità (dalla domanda di concordato alla cessione dell'immobile) senza però il calcolo del ravvedimento.
    Nella ipotesi B) resterebbe anche la necessità di chiedere l'autorizzazione al pagamento delle somme per il ravvedimento che non sono state previste nel piano.
    Chiedo cortesemente di avere un vostro parere sul tema.
    Grazie
    Cordialità
    • Stefano Andreani - Firenze
      Luca Corvi - Como

      07/07/2020 07:00

      RE: Pagamento IMU e TASI in un concordato preventivo liquidatorio con cessione di immobili

      Come abbiamo sempre affermato in questo Forum, riteniamo preferibile l'interpretazione "B", che ci risulta essere di gran lunga la prevalente in dottrina e giurisprudenza.

      La sentenza citata nel quesito, oltre a essere di primo grado e a quanto ci risulta isolata, non presenta evidenti errori, ma non ci convince per più motivi:

      - in primo luogo, perché sostenere che applicare la disciplina dettata per due fattispecie ben definite, fallimento e liquidazione coatta amministrativa, a una fattispecie nettamente diversa, sia applicazione estensiva e non analogica, ci lascia perplessi

      - e tale diversità è peraltro ben nota alla Commissione giudicante, che dedica una prima lunga parte della sentenza a sottolineare la differenza fra il ruolo del Curatore e quello del Liquidatore Giudiziale del concordato, differenza tale da giustificare l'estromissione del Liquidatore Giudiziale dal procedimento in questione

      - né ci pare così "solido" il richiamo all'ordinanza della Corte di Cassazione n. 7397/2019, che ha stabilito l'inapplicabilità dell'art. 10, VI comma, del D.Lgs. 504/1992 all'amministrazione straordinaria delle grandi imprese per mancanza dell' "aedem ratio": far discendere da tale principio che nel caso di aedem ratio l'applicazione estensiva sia possibile non ci pare così automatico

      - e infine riteniamo la finalità del concordato liquidatorio non sia sia la medesima del fallimento, bensì proprio quella di evitare il fallimento; che poi nel concordato liquidatorio molte modalità di esecuzione finiscano per coincidere è un fatto, ma la differenza fra le due procedure ci pare sostanziale.