Forum ESECUZIONI - IL PIANO DI RIPARTO

spese relative al compenso del difensore

  • Fabrizio Colombo

    Sassoferrato (AN)
    11/05/2020 19:56

    spese relative al compenso del difensore

    Buonasera,
    1) mi chiedevo se le spese del difensore del creditore, siano da riconoscere in prededuzion ex art 2770 c..c o seguono la causa del credito ?
    2)Occorre disstinguere il caso in cui trattasi di procedente o intervenuto ?
    3) Inoltre, essendo un curatore fallimentare, alla mia prima esperienza con un progetto di distribuzione nell'esecuzioni immobiliari, tenderei ad assumere un atteggiamento abbastanza irreprensibile in caso di carenze della documentazione allegata alle note di precisazione del credito, in merito all'ammissione o meno dei crediti richiesti, usando un po lo stesso criterio con il quale si valutano le domande di ammissione al passivo dei fallimento, o nle caso specifico posso anche ricavare la prova del credito dai vari atti rilevabili dal fscicolo dell'esecuzione ?
    Grazie.
    Dott. Fabrizio Colombo
    • Zucchetti SG

      15/05/2020 07:07

      RE: spese relative al compenso del difensore

      L'interrogativo formulato richiede lo svolgimento di alcune premesse che attengono alla lettura del dato codicistico.
      Si definiscono spese di giustizia i "crediti per le spese di giustizia fatte per atti conservativi o per l'espropriazione di beni immobili nell'interesse comune dei creditori".
      Il credito per spese di giustizia è il credito per le spese del processo esecutivo; non si tratta di un credito autonomo ma di un credito accessorio a quello azionato dal creditore procedente. Per esso non vige il principio della soccombenza ma la regola di cui all'art. 95 c.p.c. (he in realtà ne costituisce una declinazione particolare), secondo cui sono a carico di chi ha subito l'esecuzione le spese sostenute dal creditore procedente e da quelli intervenuti che partecipano utilmente alla distribuzione. Tali spese gravano in "prededuzione" sulla massa attiva (nel senso che devono essere riconosciute prima che siano soddisfatti tutti gli altri creditori, anche se assistiti da privilegio o ipoteca), poiché assistite dal privilegio di cui agli 2755 c.c. (ai sensi del quale "i crediti per spese di giustizia fatte per atti conservativi o per l'espropriazione di beni mobili nell'interesse comune dei creditori hanno privilegio sui beni stessi"), 2770 c.c. (il quale dispone che "i crediti per le spese di giustizia fatte per atti conservativi o per l'espropriazione di beni immobili nell'interesse comune dei creditori sono privilegiati sul prezzo degli immobili stessi") e 2777 c.c. (in forza del quale "I crediti per spese di giustizia enunciati dagli articoli 2755 e 2770 sono preferiti ad ogni altro credito anche pignoratizio o ipotecario").
      Le spese di giustizia pongono a volte un problema di loro esatta individuazione. A questo proposito va osservato che sebbene il creditore procedente potrebbe aver sostenuto numerose spese per la tutela giurisdizionale del proprio credito (spese legali nel giudizio di cognizione, spese preliminari al giudizio di esecuzione e spese dell'esecuzione) solo alcune di esse sono assistite dal privilegio di cui all'art. 2770 c.c., e precisamente quelle fatte nell'interesse comune di tutti i creditori; le altre spese sostenute dal creditore procedente e da quelli intervenuti sono collocate nello stesso grado del credito cui si riferiscono.
      Rientrano certamente tra le spese di giustizia quelle del pignoramento (notifica e trascrizione), le spese di conversione del sequestro, quelle di iscrizione a ruolo (e di contributo unificato), le spese della documentazione ipocatastale (o della certificazione notarile sostitutiva), le spese per gli ausiliari (stimatore, delegato e custode), le spese relative al compenso spettante al difensore, la cui liquidazione deve essere comunque compiuta dal Giudice dell'esecuzione.
      Dunque, una prima risposta all'interrogativo posto può essere fornita precisando che il compenso dovuto al difensore del creditore procedente è una spesa di giustizia in quanto si tratta di una spesa che il creditore ha sostenuto nell'interesse comune di tutti i creditori.
      Se invece si tratta di creditore intervenuto, il compenso avrà lo stesso grado di privilegio del credito riconosciuto al creditore.
      A proposito delle spese legali deve essere segnalata Cass. civ., sez. III, 5 ottobre 2018, n. 24571, la quale ha affermato che "Il giudice dell'esecuzione, quando provvede alla distribuzione o assegnazione del ricavato o del pignorato al creditore procedente e ai creditori intervenuti, determinando la parte a ciascuno spettante per capitale, interessi e spese, effettua accertamenti funzionali alla soddisfazione coattiva dei diritti fatti valere nel processo esecutivo e, conseguentemente, il provvedimento di liquidazione delle spese dell'esecuzione, in tal caso ammissibile, implica un accertamento meramente strumentale alla distribuzione o assegnazione stessa, privo di forza esecutiva e di giudicato al di fuori del processo in cui è stato adottato, sicché le suddette spese, quando e nella misura in cui restino insoddisfatte, sono irripetibili".
      Fonte di frequenti incertezze operative è la disciplina del compenso dovuto al difensore del creditore procedente ammesso al gratuito patrocinio.
      In argomento occorre in primo luogo ricordare che è necessario partire dal provvedimento di liquidazione delle competenze spettanti al difensore della parte ammessa al patrocinio a spese dello Stato pronunciato dal giudice dell'esecuzione.
      Infatti, ai sensi dell'art. 82 del d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, "l'onorario e le spese spettanti al difensore sono liquidati dall'autorità giudiziaria con decreto di pagamento…" con onere a cario dell'Erario, (ai sensi degli artt. 107, comma 3 let. f) e 131, comma 4, let. a) del medesimo d.P.R.), e con riduzione della metà, ai sensi dell'art. 130.
      L'importo liquidato deve essere posto, conseguentemente, nel piano di riparto, e collocato in privilegio ai sensi dell'art. 2770, in forza di quanto espressamente previsto dall'art. 135, comma secondo, a mente del quale "Le spese relative ai processi esecutivi, mobiliari e immobiliari, hanno diritto di prelazione, ai sensi degli articoli 2755 e 2770 del codice civile, sul prezzo ricavato dalla vendita o sul prezzo dell'assegnazione o sulle rendite riscosse dall'amministratore giudiziario".
      Dunque, stando alla lettera delle disposizioni appena richiamate, il procedimento di liquidazione si articola in questi termini: il giudice adotta il decreto di liquidazione in forza del quale il difensore richiede il pagamento all'Erario, il quale a sua volta partecipa alla distribuzione del ricavato ed ottiene quella somma con il privilegio di cui all'art. 2770.
      Ciò detto, non va escluso che per ragioni di economia processuale il decreto di liquidazione prima ed il piano di riparto poi, potrebbero prevedere che il pagamento del compenso del difensore venga eseguito direttamente in favore di quest'ultimo. In questo modo, invece di assegnare la somma allo Stato, il quale dovrebbe poi girarla al difensore, potrebbe essere remunerato direttamente, e per lo stesso importo, lo stesso avvocato.
      È necessario a questo punto svolgere un'ultima considerazione.
      L'art. 112 let. d) del citato testo unico prevede che il provvedimento di ammissione al gratuito patrocinio può essere revocato, tra l'altro "in ogni momento e, comunque, non oltre cinque anni dalla definizione del processo, se risulta provata la mancanza, originaria o sopravvenuta, delle condizioni di reddito di cui agli articoli 76 e 92".
      In questo caso, e a differenza delle altre ipotesi previste dal medesimo art. 112, la revoca ha efficacia retroattiva per espressa previsione dell'art. 114, comma secondo.
      Da questa premessa deve trarsi il precipitato per cui in sede di predisposizione del piano di riparto occorre verificare se la somma da assegnare al creditore ammesso al patrocinio a spese dello stato determini una variazione reddituale tale da superare i limiti di cui al primo comma dell'art. 76 e 92 e comportare, da parte del giudice dell'esecuzione, un provvedimento di revoca. Se così è, sarà preciso onere del professionista delegato segnalare la circostanza.
      Accade inoltre non di rado che anche in seno al procedimento esecutivo il difensore del creditore chieda la distrazione delle spese e degli onorari in suo favore, appare utile tratteggiare le modalità attraverso le quali l'istituto (la cui finalità è soprattutto quella di garantire al difensore maggiori garanzie di conseguire il proprio compenso) si declina nella materia esecutiva.
      A norma dell'art. 93 c.p.c. il difensore può chiedere che il giudice, con la sentenza di condanna alle spese, distragga in suo favore gli onorari non riscossi e le spese che egli dichiara di avere anticipate.
      Il provvedimento di condanna con distrazione è autonomo e distinto rispetto alla condanna alle spese, e costituisce una deroga ai principi generali secondo cui:
      le spese di lite devono essere rimborsate dalle parti alle parti, mentre in questo caso la pronuncia opera in favore di soggetti che parti non sono;
      il compenso al difensore è dovuto solo dal suo rappresentato o assistito, che ha poi il diritto - qualora riconosciuto vittorioso - di rivalersi sul soccombente.
      Per effetto della distrazione sorge un diritto di credito del difensore della parte vittoriosa direttamente esercitabile verso il soccombente, e questa situazione creditoria si aggiunge, in via alternativa, a quella sempre sussistente nei riguardi del proprio cliente: il difensore, pertanto, è libero di azionare il credito rivolgendosi all'uno o all'altro dei debitori (Cass. civ. Sez. III 12 novembre 2008, n. 27041).
      Quanto all'ambito applicativo, sebbene l'art. 93 parli di "sentenza di condanna alle spese", è pacifico che l'istituto abbia portata generale, applicabile in ogni procedimento che comporti l'attribuzione definitiva del carico delle spese giudiziali, e quindi anche in seno al procedimento esecutivo (Cass. civ. Sez. I, 30 marzo 2000, n. 3879.).
      La richiesta di distrazione non soggiace a particolari rigori formali: vale per essa il principio della libertà delle forme, sicché è sufficiente la dichiarazione del difensore (contenuta in uno scritto o resa in udienza) di aver anticipato le spese già sostenute e non percepito gli onorari
      Detta dichiarazione è assistita da una presunzione di veridicità. Così si esprime la giurisprudenza, secondo la quale "La richiesta di distrazione delle spese in suo favore proposta dal difensore deve ritenersi validamente formulata anche nel caso in cui manchi l'esplicita dichiarazione del medesimo in ordine alla avvenuta anticipazione delle spese ed alla mancata riscossione degli onorari, dato che quest'ultima può ritenersi implicitamente contenuta nella domanda di distrazione delle spese" (Cass. civ. Sez. III, 6 aprile 2006, n. 8085; sulla non sindacabilità, quanto a rispondenza al vero, della dichiarazione resa dal difensore, cfr. Cass. civ. Sez. III I° ottobre 2009, n. 21070).
      L'istanza non è neppure soggetta a termini processuali, e dunque può essere proposta in qualunque momento del processo, anche in sede di precisazione delle conclusioni, oppure oralmente all'udienza di discussione.
      A questo ultimo proposito la Corte di cassazione ha osservato che "La richiesta di distrazione delle spese in suo favore può essere formulata dall'avvocato anche nelle conclusioni o - come nella specie - in comparsa conclusionale, senza che per questo venga violato il divieto del "novum" nel giudizio di legittimità, atteso che, per tale domanda, che è autonoma rispetto all'oggetto del giudizio, non sussiste l'esigenza di osservare il principio del contraddittorio, per difetto di interesse della controparte a contrastarla" (Cass. civ., Sez. III, 12 gennaio 2006, n. 412).
      Le premesse generali svolte consentono allora di affermare che al cospetto di una istanza di distrazione delle spese il professionista delegato non ha margini di discrezionalità, e deve redigere la bozza di piano di riparto tenendone conto in quanto la richiesta di distrazione non è soggetta a particolari requisiti di forma, non è sottoposta a termini di decadenza, è insindacabile da parte del giudice dell'esecuzione, e quindi dal delegato.