Forum ESECUZIONI - IL PIANO DI RIPARTO

Compenso curatore

  • Linda Priori

    Siena
    08/11/2018 17:57

    Compenso curatore

    Buonasera,
    sono il curatore di un fallimento con un immobile acquisito alla massa attiva fallimentare.
    L'immobile è stato oggetto, da parte del creditore ipotecario, di esecuzione immobiliare successiva al fallimento ed è stato aggiudicato.
    In sede di piano di riparto ho chiesto ed ottenuto autorizzazione dal GD del fallimento all'insinuazione del compenso del curatore all'interno del piano di riparto per compenso, cap e iva.
    Una volta comunicata la significazione del credito al professionista delegato, quest'ultimo ha ritenuto non opportuno inserire l'iva del compenso del curatore all'interno del piano in quanto quest'ultima risulta "soggetta a compensazione" all'interno della contabilità della curatela (non ho altre specifiche, purtroppo non ero presente).
    Premetto che l'udienza è stata rinviata a fine mese per la discussione finale ma, secondo tale ragionamento, con quale denaro il curatore dovrebbe poi versare l'iva inserita in fattura se non è stato possibile riscuoterla?
    Secondo voi tale ragionamento risulta corretto?
    Ringrazio fin da adesso per l'aiuto che offrite quotidianamente,

    Con i migliori saluti

    LP
    • Zucchetti SG

      11/11/2018 06:59

      RE: Compenso curatore

      A nostro avviso la prospettazione operata dal professionista delegato non pone tanto un problema di correttezza "nel merito" quanto piuttosto, a monte, una questione di legittimazione.
      Invero, la decisione di operare eventuali compensazioni appartiene, in via esclusiva, alla procedura fallimentare (e dunque ai suoi organi) e la stessa non può essere affatto compiuta nell'ambito della esecuzione individuale, neanche al limitato fine di versare o non versare l'IVA dovuta sul compenso del curatore, atteso che questa scelta implica, in via preliminare valutazioni tipiche della fase della formazione del passivo e di riparto dell'attivo.
      Ricordiamo a questo proposito che sui rapporti tra fallimento ed esecuzione per credito fondiario deve registrarsi il recente intervento di Cass., sez. III, 28 settembre 2018, n. 23482, che è stata chiamata a pronunciarsi nell'ambito di una procedura esecutiva per credito fondiario, proseguita nonostante il fallimento del debitore, in cui il curatore aveva chiesto, invano, che in sede di distribuzione del ricavato, nel determinare la somma da attribuire al creditore fondiario, si scorporassero, con versamento in favore della curatela di crediti prededucibili riconosciuti in sede fallimentare (si trattava del credito per ICI e degli oneri condominiali relativi all'immobile, nonché del compenso spettante alla curatela fallimentare).
      Come detto, la richiesta era stata rigettata sia dal giudice dell'esecuzione che dal tribunale all'esito della celebrazione del giudizio di merito, essenzialmente in ragione del fatto che ai sensi dell'art. 41, comma 4, TUB il creditore fondiario ha diritto a ricevere tutto il ricavato dalla vendita, per la porzione corrispondente al suo credito complessivo, e che la prededuzione riconosciuta in ambito concorsuale non gode di alcun privilegio in sede di esecuzione individuale.
      Orbene, nel decidere il ricorso proposto dalla curatela, la Corte ha affermato che nell'ambito di un'azione esecutiva iniziata o proseguita dal creditore fondiario, ai sensi dell'art. 41 del d.lgs. n. 385/1993, nei confronti del debitore fallito, il curatore che intenda ottenere la graduazione di crediti di massa maturati in sede fallimentare a preferenza di quello fondiario, e quindi l'attribuzione delle relative somme con decurtazione dell'importo attribuito all'istituto procedente, dovrà costituirsi nel processo esecutivo e documentare l'avvenuta emissione da parte degli organi della procedura fallimentare di formali provvedimenti (idonei a divenire stabili ai sensi dell'art. 26 l.f.) che (direttamente o quanto meno indirettamente, ma inequivocabilmente) dispongano la suddetta graduazione.
      Ciò in quanto il giudice dell'esecuzione deve effettuare la distribuzione provvisoria delle somme ricavate dalla vendita sulla base dei provvedimenti (anche non definitivi) emessi in sede fallimentare ai fini dell'accertamento, della determinazione e della graduazione di detto credito fondiario. La distribuzione così operata dal giudice dell'esecuzione ha comunque carattere provvisorio e può stabilizzarsi solo all'esito degli accertamenti definitivi operati in sede fallimentare, legittimando in tal caso il curatore ad ottenere la restituzione delle somme eventualmente riscosse in eccedenza.
      Proprio ques'ultimo predicato sembra confortare il nostro convincimento:
      se l'assegnazione è provvisoria, e se al creditore fondiario non può essere attribuito più di quanto al lui spettante secondo quanto accertato in sede concorsuale, e se nel provvedere all'assegnazione provvisoria il giudice dell'esecuzione deve tener conto delle prededuzioni accertate, quantificate e graduate in sede fallimentare, il tutto in ossequio al principio per cui è quella l'unica sede in cui queste operazioni devono e possono essere compiute, una compensazione operata in sede esecutiva, in difetto di un provvedimento adottato dal giudice delegato, è illegittima.
      • Daniele Zavagnin

        SOMMA LOMBARDO (VA)
        30/07/2020 19:06

        RE: RE: Compenso curatore

        Buonasera,
        alla nota di precisazione del curatore, inerente i crediti prededucibili da antergare alla quota provvisoria per il fondiario, dovrebbe essere accluso il decreto del Tribunale fallimentare che liquida la quota del compenso della Curatela 'imputabile' al procedente (e ipotecario ammesso al passivo); provvedimento questo che potrebbe essere emesso, in virtù dell'art. 39, c. 3 L.F., anche in assenza di precedenti riparti e di disponibilità liquide.
        Desidererei chiedere se, secondo Voi, in presenza di liquidità sufficiente alla copertura delle spese della procedura fallimentare, sia necessario procedere anche al pagamento del compenso all'uopo liquidato e quindi accludere alla nota di precisazione anche la quietanza di pagamento oppure se sia sufficiente il provv. del GD che ne autorizza il pagamento.
        Grazie, saluti.
        DZ
        • Zucchetti SG

          03/09/2020 09:24

          RE: RE: RE: Compenso curatore

          La risposta all'interrogativo formulato richiede il preliminare richiamo ad alcuni dati normativi.
          Primo fra tutti l'art. 41, comma secondo, d.lgs 1 settembre 1993, n. 385 (Testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia) il quale in deroga all'art. 51 l.fall. consente al titolare di credito fondiario di iniziare o proseguire l'azione esecutiva "anche dopo la dichiarazione di fallimento del debitore", aggiungendo che "Il curatore ha facoltà di intervenire nell'esecuzione", e che "La somma ricavata dall'esecuzione, eccedente la quota che in sede di riparto risulta spettante alla banca, viene attribuita al fallimento".
          Viene poi in rilievo l'art. 52 l.fall., il quale dopo aver stabilito che ogni credito, anche se privilegiato o prededucibile deve essere accertato in sede fallimentare, salvo che la legge non disponga diversamente, aggiunge all'ultimo comma (introdotto dall'art. 4 del d.lgs. 12 settembre 2007, n. 169) che questa previsione si applica anche ai crediti fondiari.
          Infine, deve essere tenuto a mente l'art. 110, comma primo, secondo periodo, l.fall., che in coerenza con quanto previsto dal richiamato art. 52 dispone che nel piano di riparto vanno collocati anche i crediti fondiari.
          Sulla scorta di queste coordinate normative Cass., sez. III, 28 settembre 2018, n. 23482, si è occupata, come abbiamo detto nella precedenti risposta, di una procedura esecutiva per credito fondiario, proseguita dunque nonostante il fallimento del debitore, in cui il curatore aveva chiesto, invano, che in sede di distribuzione del ricavato, nel determinare la somma da attribuire al creditore fondiario, fosse scorporato, tra gli altri, il compenso spettante alla curatela fallimentare).
          La Corte in proposito ha affermato che il giudice dell'esecuzione deve "limitarsi a verificare se esistano provvedimenti degli organi della procedura fallimentare che abbiano - direttamente o indirettamente - operato l'accertamento, la quantificazione e la graduazione del credito posto in esecuzione (nonché di quelli eventualmente maturati in prededuzione nell'ambito della procedura fallimentare, purché già accertati, liquidati e graduati dagli organi competenti con prevalenza su di esso) e conformare ai suddetti provvedimenti la distribuzione provvisoria in favore del creditore fondiario delle somme ricavate dalla vendita, senza in alcun caso sovrapporre le sue valutazioni a quelle degli organi fallimentari, cui spettano i relativi poteri".
          Quindi, a nostro avviso, ai fini della prededuzione del compenso è sufficiente il provvedimento di liquidazione, a condizione che esso contenga anche la graduazione del credito prededucibile rispetto a quello del creditore fondiario. Non è infatti detto che tutto il liquidato debba essere prededotto da quanto spettante a quest'ultimo (cosa che si verifica in modo certo solo nelle procedure esecutive del tutto prive di liquidità).