Forum FALLIMENTI - PASSIVO E RIVENDICHE

spese legali del giudizio di cassazione proseguito dopo la dichiarazione di fallimento

  • Luca Andretto

    Verona
    24/03/2021 23:31

    spese legali del giudizio di cassazione proseguito dopo la dichiarazione di fallimento

    E' pacifico che l'interruzione dei processi ai sensi dell'art. 43, co. 3, l.fall., per effetto della dichiarazione di fallimento di una delle parti, non opera in relazione ai giudizi di legittimità (cfr. Cass. civ., ord. 27.07.2020, n. 15977; sentt. 31.07.2017, n. 18963; 17.07.2013, n. 17450; 05.07.2011, n. 14786; 13.10.2010, n. 21153).
    Il giudizio di legittimità pendente al momento della dichiarazione di fallimento può, dunque, proseguire e concludersi senza che il curatore fallimentare vi prenda parte. Addirittura, secondo un indirizzo, il curatore neppure potrebbe spiegarvi intervento volontario, in mancanza di un'espressa previsione normativa che lo consenta (cfr. da ultimo Cass. civ., ord. 29.12.2020, n. 29773).
    Il giudizio di legittimità può, dunque, concludersi con la soccombenza della società fallita e la sua condanna alle spese di lite, senza che la curatela sia intervenuta, ovvero previa dichiarazione d'inammissibilità del suo intervento. E la parte vittoriosa potrà poi insinuare al passivo fallimentare il credito per rifusione delle spese di lite, chiedendo anche il riconoscimento della prededuzione ai sensi dell'art. 111, co. 2, l.fall., essendo tale credito sorto dopo la dichiarazione di fallimento.
    Sulla questione non ho rinvenuto precedenti specifici. E', peraltro, consolidato l'orientamento che esclude l'opponibilità al fallimento della sentenza di merito pronunciata dopo la dichiarazione di fallimento, allorché tale dichiarazione sia intervenuta quando la causa era già stata trattenuta in decisione e, cioè, in un momento in cui l'art. 300, co. 5, c.p.c. esclude l'efficacia degli eventi interruttivi sopravvenuti. In tali casi, "il processo prosegue tra le parti originarie e l'eventuale sentenza pronunciata nei confronti del fallito non è nulla, né inutiliter data, bensì inopponibile alla massa dei creditori, rispetto ai quali il giudizio in tal modo proseguito costituisce res inter alios acta" (Cass. civ., sentt. 21.06.2018, n. 16349; 22.11.2017, n. 27829; 15.01.2016, n. 614; 04.04.2013, n. 8238; 04.03.2011, n. 5226; 10.05.2002, n. 6771; 28.04.2000, n. 5465; 09.02.1993, n. 1588).
    Le due fattispecie mi sembrerebbero accumulabili, in quanto in entrambi i casi si ha una decisione pronunciata all'esito di un giudizio che prosegue e si conclude senza che la curatela fallimentare sia posta in grado di parteciparvi. Sarei, quindi, dell'idea che il credito per rifusione delle spese del giudizio di cassazione non possa essere ammesso al passivo fallimentare, per inopponibilità della decisione alla massa dei creditori.
    In subordine, dubiterei comunque della spettanza della prededuzione, proprio perché il credito - pur sorto successivamente alla dichiarazione di fallimento - non è legato né occasionalmente né funzionalmente all'apertura della procedura concorsuale o all'attività compiuta dalla curatela fallimentare. E' frutto di mera casualità, legata alle tempistiche di decisione, la circostanza per cui quest'ultima sia emessa dopo la dichiarazione di fallimento, benché l'attività processuale delle parti sia stata svolta in epoca anteriore.
    Vi prego di farmi sapere se ritenete condivisibile questo mio ragionamento, o se avete osservazioni da fare od ulteriori spunti di riflessione da fornirmi. Grazie.
    Avv. Luca Andretto
    • Luca Andretto

      Verona
      24/03/2021 23:48

      RE: spese legali del giudizio di cassazione proseguito dopo la dichiarazione di fallimento

      * Le due fattispecie mi sembrerebbero accomunabili
      • Zucchetti SG

        25/03/2021 19:49

        RE: RE: spese legali del giudizio di cassazione proseguito dopo la dichiarazione di fallimento

        Condividiamo in toto il suo ragionamento. L'estensione del "granitico" orientamento della S. Corte- secondo cui "la dichiarazione di fallimento di una delle parti, quando si sia verificata dopo l'udienza di precisazione delle conclusioni (o di discussione), non produce alcun effetto ai fini della interruzione del processo, sicchè il giudizio prosegue tra le parti originarie e la sentenza pronunciata nei confronti della parte successivamente fallita non è nulla, nè inutiliter data, bensì inopponibile alla massa dei creditori, rispetto ai quali costituisce res inter alios acta- alla fattispecie del giudizio in Cassazione non interrotto trova giustificazione nelle argomentazione apportate da tale giurisprudenza per sostenere la inopponibilità al fallimento della decisone emessa tra le parti. al fallimento. Scrive, infatti, Cass. n. 16349/2018 che "Del resto, se si addivenisse alla conclusione che una sentenza resa nei confronti di una parte del giudizio, quando quest'ultima sia già stata dichiarata fallita, possa essere invocata a sostegno di una domanda di ammissione al concorso apertosi tra i creditori della medesima parte, si recherebbe un grave vulnus alle ragioni della massa, perchè non solo il curatore - che ne è ex lege il suo rappresentante - non risulta essere stato parte del detto processo, ma il medesimo, per la sua radicale estraneità al contraddittorio già instauratosi, non è neppure posto nella condizione di impugnare la pronuncia in ipotesi sfavorevole alla parte fallita". Si tratta di argomenti che possono essere pari pari trasferiti al caso del giudizio di Cassazione che continua tra le parti, nonostante il fallimento di una di esse non operando in tale giudizio l'interruzione.
        Siamo d'accordo anche sulla sua considerazione subordinata circa l'esclusione comunque della prededuzione; abbiamo, infatti, più volte richiamato in questo Forum quella giurisprudenza secondo la quale "l'elemento cronologico dell'"occasione" deve essere integrato, per avere un senso compiuto, con un implicito elemento soggettivo e cioè quello della riferibilità del credito all'attività degli organi della procedura; in difetto di una tale integrazione il criterio in questione sarebbe palesemente irragionevole, in quanto porterebbe a considerare come prededucibili, per il solo fatto di essere sorti in occasione della procedura, i crediti conseguenti ad attività del debitore non funzionali ad esigenze della stessa" (Cass. n.18488/2018; Cass. n. 20113/20016; Cass. n. 1513/2014).
        Zucchetti SG srl