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Insinuazione tempestiva per crediti in prededuzione per spese condominiali

  • Michele Feltrin

    CEGGIA (VE)
    29/06/2020 18:51

    Insinuazione tempestiva per crediti in prededuzione per spese condominiali

    Buonasera,
    sono il curatore del fallimento di una impresa individuale del 2009.
    Oggi, ampiamente oltre i termini per la presentazione delle domande di insinuazione tempestiva, ho ricevuto una istanza da parte del Condominio ove abitava il fallito con la quale chiede di essere ammesso al passivo dal fallimento in via tempestiva e in prededuzione per crediti (spese condominiali) sorti successivamente alla dichiarazione di fallimento.
    Evidenzio che le spese condominiali sono sorte in relazione ad un immobile che era del fallito ora appreso al fallimento e oggetto di vendita fallimentare.
    Ora se non ci sono dubbi sulla prededuzione visto che si tratta di crediti sorti successivamente alla dichiarazione di fallimento, vorrei chiedere se è possibile che tale domanda possa essere ammessa come tempestiva.
    Ringraziando porgo cordiali saluti.
    • Zucchetti SG

      30/06/2020 19:08

      RE: Insinuazione tempestiva per crediti in prededuzione per spese condominiali

      Come tempestiva certamente no perché tali sono le domande pervenute al curatore fino a trenta giorni prima dell'udienza fissata per la verifica del passivo, e la qualifica di domanda tempestiva data dal creditore è del tutto irrilevante. Lo sarebbe se si trattasse di insinuazione di un credito concorsuale perché la tempestività, come la tardività o la super tardività, sono date da elementi prettamente cronologici, in base ai quali il giudice qualifica la natura delle domane, traendone le conseguenze, per cui se eventualmente si tratta di domanda super tardiva, la stessa va dichiarata inammissibile ove manchi la prova della non imputabilità al creditore del ritardo. A maggior ragione la tempestività non si addice alle insinuazioni di crediti prededucibili perché questi sono tali (almeno in casi come il suo) in quanto sorgono in corso di procedura per cui non possono essere azionati prima che vengano in essere; ossia il condominio può presentare insinuazione per il mancato pagamento delle spese condominiali man mano che vengono approvati i bilanci e alle scadenze convenute.
      Per le insinuazioni dei crediti prededucibili si pongono, quindi, problemi completamente diversi da quelli attinenti i crediti concorsuali, tra cui, per quanto qui interessa, vi è una domanda che nell'attuale legge fallimentare non trova risposta: ossia, posto che il credito può essere fatto valere quando viene ad esistenza e non certo prima, esiste un termine, a decorrere dal momento in cui il credito è sorto, è liquido ed esigibile, entro il quale tale credito deve essere fatto valere con la richiesta di pagamento al curatore o con l'insinuazione al passivo?
      Le risposte date dalla giurisprudenza non sono uniformi. Secondo parte della giurisprudenza (Cass. 28 giugno 2019, n.17594), infatti, questi crediti, ove devono essere accertati nelle forme della verifica dello stato passivo, "sono soggetti ai termini di decadenza previsti per le domande tardive dall'art. 101, commi 1 e 4, l.fall., ben potendo l'epoca di maturazione del credito, tuttavia, assumere rilievo ai fini della non imputabilità del ritardo". In altre occasioni, tuttavia, la stessa Corte si è espressa nel senso che l'insinuazione al passivo dei crediti sorti nel corso della procedura fallimentare non è soggetta al termine di decadenza previsto dall'art. 101, commi primo ed ultimo, l.fall. (Cass., 31 luglio 2015, n. 16218; Cass., 31 luglio 2018, n. 20310; Cass., 18 gennaio 2019, n. 1391), per poi precisare (Cass. 7 novembre 2019, n. 28799; Cass. 10 luglio 2019, n.18544; Cass. 17 febbraio 2020, n.3872;) che, l'inapplicabilità dell'art. 101 "non implica, però, che la possibilità di insinuazione del creditore sopravvenuto non incontri limiti temporali di sorta (se non quello indiretto rappresentato dalla sopravvenuta chiusura della procedura fallimentare), e poi affermare che "lo spazio dell'anno - che è fissato come regola per le domande tardive dalla L. Fall., art. 101 - si mostra come la misura temporale espressiva dell'attuale sistema in materia. Con la conseguenza che le domande dei crediti sopravvenuti debbono essere presentate nel termine di un anno dal momento in cui si verificano le condizioni di partecipazione al passivo fallimentare", ove l'anno diventa il termine di portata valevole sia per le domande tardive che supertardive "non potendo riconoscersi al creditore sopravvenuto un termine più breve di quello a disposizione dei creditori preesistenti, alla luce del principio di eguaglianza e del diritto di agire in giudizio, di cui agli artt. 3 e 24 Cost.".
      Se si condivide questa giurisprudenza, basta controllare se la domanda di insinuazione è stata presentata entro l'anno dal momento in cui il credito poteva esere fatto valere o oltre l'anno; in questo secondo caso potrebbe essere dichiarata inammissibile, ove non venga giustificata la non imputabilità del ritardo.
      Zucchetti Sg srl